Micia stava godendosi un pisolino. Si era acciambellata tra i cuscini sopra una grossa poltrona, sognando un piatto di nasello lessato. “ Non puoi stare qui, Micia. Dobbiamo spostare la poltrona”.

Micia salì le scale per trovare un angolino tranquillo. Era una gatta che adorava i pisolini. Forse la porta di una delle camere da letto era rimasta aperta. Sparpagliati sul letto c’erano molti giocattoli e fogli di carta colorata.  Che bella la lotta con la carta, pensò Micia. Ma, prima che potesse sfoderare gli artigli, si trovò messa fuori sul pianerottolo. “Non puoi stare qui, Micia.  Devo preparare i miei pacchetti”.

Micia non capiva che cosa stesse succedendo. Non era abituata a essere trattata così.

A pianterreno c’era una gran confusione. L’ingresso era pieno di agrifoglio pungente.

Dalla cucina provenivano interessanti profumi. Sul tavolo di cucina troneggiava un grosso dolce, circondato da numerosi dolcetti. “No, Micia, non puoi mangiarli”.

Davanti al caminetto, dove di solito era collocata la poltrona di Micia, stava invece un grosso abete, decorato con palloncini luccicanti, nastri risplendenti e luci colorate.

“ Guarda l’albero di Natale, Micia. E’emozionante il Natale, vero?” Micia non era emozionata nemmeno un po’.

Si accovacciò imbronciata sotto l’abete.

A Micia non piaceva proprio il Natale. Tutti erano troppo occupati a far festa per badare a lei.

E poi nessuno mai che si ricordasse di farle un regalo.

Perciò Micia moriva dalla voglia di avere un regalo di  Natale tutto per sé.

Guardò lo scintillante albero di Natale e vide, quasi sulla cima, un angioletto.  Proprio lui, forse, avrebbe potuto farle un regalo. Appena rimase sola nella stanza, Micia cominciò ad arrampicarsi sull’albero. Era quasi giunta in cima quando si accorse che l’albero cominciava a muoversi.

Ondeggiò per un istante e poi cadde fra il frastuono dei palloncini, delle ghirlande e delle luci che si rompevano.

E insieme con l’albero cadde anche Micia.

“ Fuori da qui, Micia! Brutta cattiva!”

Micia corse in giardino. Faceva buio e freddo. La neve copriva il prato e in cielo splendeva la luna.

Micia schiacciò il naso contro i vetri della finestra e vide quanto era calda e accogliente la stanza.

Sperò che qualcuno la facesse entrare e provò a graffiare il vetro. Ma tutti erano troppo indaffarati per badare a lei.

Il pupazzo di neve non era una compagnia soddisfacente.

Micia si sedette nel prato, alzò gli occhi al cielo e vide le stelle brillare.

Dopo parecchio tempo le parve di udire in lontananza un tintinnio di campanelli, mentre qualcosa di luminoso passava alto sopra di lei nel cielo notturno.

Mentre Micia guardava, la luce si faceva sempre più vicina.

Il suono dei campanelli divenne molto forte e Micia vide una slitta dorata, trainata da maestosi animali con ampie corna e guidata da un personaggio paffuto e con la barba bianca,

tutto vestito di rosso.

Era Babbo Natale!

Micia balzò sul tetto mentre la slitta si arrestava.

Babbo Natale la guardò così bonariamente che Micia gli si avvicinò con un balzo, strofinandosi contro gli stivali.

“Ciao, micetto” disse Babbo Natale. “Devi aver freddo qui fuori. Non staresti meglio in casa?”

“Purr, purr, purr” disse Micia.

Micia era molto grata a Babbo Natale per averle dato un passaggio nel sacco dei regali attraverso il camino, ma la timidezza non le permise di chiedergli se avesse qualcosa anche per lei.

Babbo Natale si sedette vicino al fuoco per gustare i dolci che gli erano stati riservati, Micia gli si arrampicò in grembo.

Era molto grosso e molto caldo.

Babbo Natale l’accarezzò. Micia si rannicchiò, felice e assonnata: dopo tutto si era persa il pisolino. Le si chiusero gli occhi e cadde immediatamente addormentata.

Al mattino Micia si svegliò vicino al caminetto.

Le ceneri erano ancora calde e dalla mensola pendevano cinque calze. Una era più piccola delle altre ed era ricamata con una testa di gatto. Micia credeva di sognare. Una calza tutta sua!

Si pizzicò i baffi per assicurarsi che era sveglia.

Allora fece cadere la sua calza e vi guardò dentro.

C’era qualcosa di abbastanza pesante avvolto in carata colorata.

Micia strappò il pacchetto con le unghie. Il regalo cadde sul pavimento. Era un topolino a molla.

Con un biglietto che diceva BUON NATALE, MICIA!

 

(Autore sconosciuto)

 

 Micia.... Micia se n'è andata come la mia  dolce mamma...

Oltre ad essere  bellissima

è stata  l'amica fidata che non mi ha lasciato mai per quindici lunghi anni.

Non la dimenticherò mai, non posso... quel suo musino così perfetto,

quegli occhioni verdi...

Ciao Micia...