I giorni dell’inverno magico

 

 

Anni fa, quando la vita dipendeva dai cicli regolari di semina e raccolto il ritorno del sole significava l’inizio di un nuovo ciclo, non solo il  Natale, ma tutti i giorni dell’inverno avevano qualcosa di magico e venivano perciò trascorsi nella celebrazione di riti dedicati ai campi, per assicurare la salute dei greggi e l’abbondanza dei raccolti, al focolare , per proteggere le case, e al fuoco, per scacciare l’oscurità.

In Francia, in Germania e in alcune zone della Gran Bretagna, per esempio, l’inverno iniziava con Martinmas – il giorno di San Martino, l’11 novembre – quando coloro che avevano il dono della visione potevano vedere il Santo stesso che cavalcava attraverso le praterie e i campi sul suo cavallo bianco, mentre dal suo mantello cadeva la prima neve della stagione.

Martino fu uno dei primi santi cristiani. In vita era stato talmente generoso da tagliare il suo mantello a metà per scaldare un mendicante infreddolito e da donare la coppa datagli da un imperatore al più umile sei suoi sacerdoti. Era il patrono del vino e delle vigne.

Alla vigilia di questo giorno venivano accesi dei falò e gli animali che non potevano essere nutriti durante l’inverno venivano macellati e le loro carni messe sotto sale. Forse in ricordo dei più antichi sacrifici invernali, il sangue di questi animali veniva talvolta versati sulle soglie di casa dei loro proprietari.

Il giorno di San Martino si celebrava con grandi banchetti in cui si beveva il vino della vendemmia appena conclusa.

In onore del patrono, i bambini tedeschi mettevano delle ciotole piene d’acqua sulla soglia delle porte pregando che il contenuto si trasformasse in vino.

La mattina di Martinmas trovavano davvero le ciotole colme di vino e anche uno speciale biscotto a forma di ferro di cavallo, prova che il Santo era passato di lì in groppa al suo destriero.

 

 

 

Il giorno di Sant’Andrea

 

Il 30 novembre, il giorno di Sant’Andrea, era giorno di vacanza in Scozia, in Europa centrale e in Grecia.

Gli scozzesi andavano a caccia di scoiattoli, che poi venivano mangiati durante i banchetti. Più a sud, la vigilia era giorno di profezie, e alle vergini apparivano in sogno gli uomini che sarebbero diventati i loro sposi.

In Romania, durante la vigilia, i morti tornavano sulla terra e i vampiri vagavano liberi per la campagna e nei villaggi. Si appendeva allora dell’aglio agli stipiti delle porte per tenere lontano gli spettri e nessuna persona saggia si azzardava a percorrere le strade principali., certa di incontrare, agli incroci, le sinistre creature che combattevano tra di loro fino all’alba.

 

 

 

Il giorno di San Nicola

 

Quando le antiche divinità governavano il mondo, Odino, il padre di tutti gli dei, d’inverno cavalcava i cieli sopra la Germania e la Scandinavia con il suo seguito di elfi e di spiriti e tutti i mortali che lo riverivano e lo onoravano venivano ricompensati con dei doni. Anni più tardi, il cavallo di Odino, gli elfi e gli spiriti divennero il seguito di un Santo cristiano di nome Nicola.

Nicola proveniva dall’Asia Minore e veniva ricordato per i suoi poteri e i suoi numerosi miracoli.

Era il protettore dei marinai perché si diceva che potesse calmare le tempeste in mare ed anche il protettore dei ragazzi, poiché aveva compiuto il miracolo di riportare in vita tre giovani che erano stati brutalmente assassinati.

La leggenda forse più nota su di lui racconta di come salvò tre giovani vergini che stavano per essere vendute come schiave dal padre caduto in povertà.

Nicola gettò in casa loro, attraverso le finestre, tre borse colme d’oro che le fanciulle trovarono sulle scarpe messe a scaldare davanti al fuoco.

Per questo divenne anche il protettore delle vergini e le donne francesi lo pregavano di aiutarlo a trovare marito.

Era inoltre il patrono dei banchi di pegno e le sue borse piene d’oro sono ricordate da tre palle d’oro, simbolo del commercio. Soprattutto, questo Santo è ricordato per i doni che elargiva.

La vigilia del giorno di festa, In Germania e in Olanda, i bambini mettevano fuori dalla porta scarpe piene di fieno e carote per il suo cavallo bianco, seguendo l’esempio dei loro avi che preparavano il foraggio per il cavallo di Odino.

Sapevano che Nicola avrebbe cavalcato sopra i tetti delle case durante la notte con il suo compagno elfo, Knecht Ruprecht. Ruprecht aveva una verga da usare con i bambini cattivi, ma Nicola portava con sé ceste piene di giocattoli e dolci che lasciava nelle scarpe di tutti i bambini buoni.

 

 

Il giorno di Santa Lucia

 

Nei paesi del Nord, dove l’oscurità dell’inverno durava più a lungo, il desiderio di luce della gente trovava il momento di maggiore celebrazione nel giorno di Santa Lucia di Sicilia, il cui nome stesso significava appunto luce.

Quel giorno era il 13 dicembre che nei primi calendari, era indicato come il solstizio d’inverno.

Quando i calendari furono riformati, il solstizio fu spostato al 21 dicembre, ma la festa di Santa Lucia continuò a segnare l’inizio del Natale sia in Svezia che in Norvegia. Si diceva che la vigilia di quel giorno si potesse vedere Lucia stessa sorvolare i campi ricoperti di neve e i laghi ghiacciati con una corona di luce sopra i capelli. Nelle città venivano organizzate processioni con le torce per richiamare la luce che era scomparsa.

Per onorare il giorno di Santa Lucia, in tutte le case, le figlie più giovani si alzavano prima dell’alba e, vestite di bianco con in testa una corona di biancospino intrecciato si cui brillavano delle candele accese,

portavano cantando, cibo e fuoco agli adulti della famiglia ancora addormentati.

 

 

 

Il giorno del Solstizio

 

Dalla notte dei tempi, la danza era considerata un mezzo per acquisire poteri magici. In tutta Europa, il giorno del solstizio si ballava per difendersi dall’oscurità.

Il ricordo di queste antiche cerimonie sopravvisse nelle danze delle spade, che avvenivano in tutti i villaggi nel giorno più corto dell’anno, il 21 dicembre.

Gli uomini, dopo aver indossato elaborati costumi colorati, si sistemavano secondo il corso del sole – da oriente a occidente – sollevando le spade per dare vita a forme e disegni diversi.

Il più importante, quello che segnava  il momento centrale della danza, rappresentava una stella sei punte, il simbolo terrestre del tanto desiderato sole.

 

 

La Vigilia di Natale

 

La Vigilia di Natale non era solo un momento di festeggiamenti.

In Scandinavia la gente credeva che i fantasmi dei morti tornassero nella notte a visitare le case di proprio cari. I loro discendenti li accoglievano con gioia.

Una volta concluso il loro pasto, lasciavano i resti per i morti e si ritiravano nelle camere da letto per permettere agli avi di entrare nel caldo e nella luce della casa e festeggiare ancora una volta il Natale.

 

 

 

Il Giorno di Natale


Secondo le antiche leggende, quando giungeva la mezzanotte del giorno di Natale, tornava la calma e la a tranquillità in tutto il mondo.

Malgrado l’oscurità, tutti gli uccelli si svegliavano e innalzavano inni al cielo e la magia di quel momento era tale che i passeri cantavano come usignoli.

La mattina si poteva passeggiare in mezzo  ai boschi e alle campagne e vedere  tutti gli animali giacere gli uni accanto agli altri, prede e predatori uniti, per dar vita a un regno di pace.

 

 

Santo Stefano vescovo di Perm

 

Stefano di Perm nacque nel 1340 a Velikij Ustjug, sotto la supremazia di Mosca, da Simeone e Maria.

Velikij Ustjug si trova nella regione di Perm, nel territorio ad ovest degli Urali, intorno ai fiumi Kama, Vycegda e Peciora.

La popolazione di stirpe ugro-finnica, detta Komi (Permjani oppure Zyrjane), prevalentemente pagana sino verso la meta' del 1300, quando incomincio' la sua conversione al cristianesimo. Ricevette, da ragazzo, un istruzione elementare. Continuo' gli studi e divenne monaco a Rostov. Qui studio' la lingua greca presso il vescovo Partenio, probabilmente di origine greca. Insieme egli imparo' anche la lingua della popolazione degli Zyrjani.

Preparandosi per un'attivita' missionaria fra la popolazione pagana locale, compose, utilizzando forse innanzi tutto la primitiva scrittura runnica di questa popolazione, un alfabeto speciale. Per mezzo di quest'alfabeto tradusse i libri liturgici ed una parte della Sacra Scrittura nella lingua degli Zyrjani.

Così, verso il 1379 inizio' il suo apostolato fra la popolazione pagana e ben presto fu nominato vescovo.

Superando grandissimi ostacoli di vario genere, convertì una parte considerevole dei pagani e distrusse gli idoli.

A Ustvymsk, principale centro degli zyrjani, venne costruita una chiesa dedicata all'Annunciazione. Nello stesso tempo si curava di formare un clero per servire la popolazione neoconvertita.

Stefano costruì varie altre chiese nella regione, poi si distinse come pittore, dipingendo immagini sacre.

Morì durante uno dei suoi viaggi a Mosca, il 26 aprile 1396. Fu canonizzato nel 1594. Il Santo e' venerato anche dai cattolici slavi.

San Stefano con il metropolito Alessio e Sergio di Radonezh sono considerati una trinita' importantissima

per l'innalzamento della Russia e la propagazione del cristianesimo.

 

 

L’Ultimo Giorno dell’Anno

 

Perché l’anno a venire fosse prospero, il vecchio anno – e con lui gli spiriti liberati dalla stagione del solstizio –

doveva essere dato alle fiamme e comunque allontanato per sempre.

In tutti i villaggi, dalla Bretagna all’Austria, l’anno vecchio – sotto forma di un fantoccio di paglia chiamato Morte – veniva portato attraverso le strade e poi annegato in un fiume oppure bruciato e sepolto sottoterra.

Presso altri popoli esistevano invece usanze meno tetre.

L’ultimo giorno dell’anno, indossando maschere e costumi per non farsi riconoscere dagli spiriti malvagi, la gente camminava per le strade della propria città, sbattendo tamburi e campane e facendo schioccare le fruste. Il rumore della “città che sferraglia”, come veniva chiamato, scacciava i fantasmi dell’anno che moriva

e assicurava l’arrivo di un buon anno nuovo.

 

 

 

La Dodicesima Notte

 

Un tempo la vigilia del dodicesimo giorno di Natale rappresentava il momento in cui ci si doveva assicurare la salute e la buona crescita di tutte quelle cose che erano state mandate a riposo dall’arrivo dell’inverno.

Nell’ovest dell’Inghilterra, in quella notte, i contadini si riunivano nei loro frutteti per portare buona salute e fortuna ai loro alberi di mele.

Si pensava che questo albero, a lungo venerato per i suoi frutti, ospitasse un suo proprio elfo.

Con canti e urla gli uomini chiamavano l’albero per risvegliarlo dal  suo sonno. Uno dei presenti indossava la maschera di un toro, simbolo di fertilità, e tutti facevano offerte allo spirito dell’albero perché producesse più frutti.

Sui rami venivano lasciati pane e sale  e qualche volta anche un dolce imbevuto di sidro con cui gli uomini e le donne facevano i loro brindisi.

I rami stessi venivano talvolta intinti nella bevanda o cosparsi del liquido.

 

 

Il Giorno di Brigida

 

Nell’antichità, i Britannici veneravano una dea della giovinezza e della fertilità di nome Bride, che i cristiani ribattezzarono santa Brigida,  dedicandole le celebrazioni del primo febbraio.

Queste feste erano molto più antiche del cristianesimo.

Le leggende popolari raccontano che Bride veniva tenuta prigioniera durante i mesi di buio nelle montagne della dea dell’inverno che usava un mantello d’argento per ricoprire la terra di ghiaccio. All’inizio di febbraio la giovane dea veniva liberata.

La vigilia del giorno di festa, in Irlanda e Scozia la gente accendeva le candele per invocare il ritorno della luce primaverile che seguiva le orme di Bride. Sistemava poi un letto sulla soglia di casa e urlava un benvenuto nell’oscurità. Il mattino dopo, venivano esaminate le ceneri del focolare.

Le tracce di una presenza estranea erano considerati buoni segni premonitori: significavano infatti che Bride era di nuovo libera e l’inverno era stato scacciato.

 

 

 

Foto di mia proprietà che ritrae Micia, la nostra gattina