Dice Dio "IO AMO I BAMBINI"

Io amo i bambini, dice Dio.
Voglio che rassomigliate loro.
Non amo i vecchi, dice Dio,
a meno che siano ancora dei bambini.
Così non voglio che bambini nel mio Regno;
è stabilito dall’eternità.
Bambini storpi, bambini gobbi,
bambini rugosi, bambini dalla barba bianca,
ogni specie di bimbi che credete,
ma bambini, solo bambini.
Non c’è da discutere; è decretato,
non v’è posto per gli altri.
Amo i bambini piccoli, dice Dio,
perché la mia immagine in essi
non è ancora offuscata.
Non hanno sabotato la mia somiglianza,
sono nuovi, puri,
senza cancellatura, senza raschiatura.
Così, quando dolcemente mi chino su loro,
mi ritrovo in essi.
Amo i bambini perché stanno ancora crescendo,
perché stanno ancora formandosi.
Sono per strada, sulla strada.
Dai grandi invece, dice Dio,
non si può più cavar nulla.
Non cresceranno più, non si formeranno più.
Sono bloccati.
Sono un disastro i grandi, dice Dio,
si credono degli arrivati.

Amo i bambini alti, dice Dio,
perché stanno ancora lottando,
perché commettono ancora peccati.
Non perché li commettono, dice Dio, mi capite,
ma perché sanno di commetterli, e lo dicono,
e si sforzano di non commetterli più.

Ma i grandi, dice Dio, non li amo,
non hanno mai fatto male ad alcuno,
non hanno nulla da rimproverarsi.
Non posso perdonare loro nulla,
non hanno nulla da farsi perdonare.
È penoso, dice Dio.
Penoso perché non è vero.
Ma soprattutto, dice Dio,
soprattutto amo i bambini per il loro sguardo.
Lì leggo la loro età.
Nel mio cielo non vi saranno
che occhi di cinque anni,
perché non conosco nulla di più bello
di uno sguardo puro di bimbo.
Non deve stupire, dice Dio.
Io abito in essi
e io mi affaccio alle finestre della loro anima.
Quando vi trovate dinanzi a uno sguardo puro di bimbo,
io vi sorrido attraverso la materia.
Invece, dice Dio, non conosco nulla di più triste
di occhi spenti
in una figura di bimbo.
Le finestre sono aperte, ma la casa è vuota.
Restano due fori neri, ma non più luce;
due occhi, ma non più sguardo.
E io sto triste alla porta,
e ho freddo, attendo e busso.
Ho fretta di entrare.
E l’altro è solo: il bimbo.
Si ottunde, si irrigidisce, si dissecca, invecchia.
Povero vecchio, dice Dio!

Alleluia, Alleluia, dice Dio,
aprite tutti, piccoli vecchi.
Il vostro Dio, l’Eterno risorto
viene a risuscitare in voi il bimbo!
Affrettatevi, è tempo,
sono pronto a rifarvi un bel viso di bimbo,
un sereno sguardo di bimbo!
Infatti, io amo i bambini, dice Dio,
e voglio che rassomigliate loro.

di M. Quoist

 

 

Tenerezza per i figli

Signore Gesù,
hai detto un giorno ai tuoi discepoli:
«Lasciate che i bambini vengano a me, perché a loro
e a chi assomiglia loro appartiene il regno dei cieli».

Ti affidiamo i nostri figli.
Custodiscili con la tua Grazia.
Insegnaci ad amarli e a rispettarli
in tutto ciò che sono, per aiutarli
a crescere in pienezza, non secondo i nostri desideri,
ma secondo il tuo progetto di amore.

Negli occhi dei bambini scopriamo ogni giorno
un raggio del tenero amore del tuo Volto.
Sappiamo che essi ci sono stati dati in consegna.
Non siamo i padroni della loro vita.
Aiutaci a non essere possessivi.
Rendici capaci di prepararli alla vita
con la sapienza e l’intelligenza del cuore,
per lasciarli partire poi con libertà interiore,
senza alcuna pretesa di dominio.

I nostri figli sono tuoi, Signore della Vita.
Rendici segno per loro della tua forte Tenerezza.
Educare è difficile,
ma tu ci hai insegnato che «tutto è possibile»
se rimaniamo uniti a te, come i tralci alla vite.
Trasfiguraci con il soffio del tuo Spirito Santo
perché dalla nostra tenerezza di coppia
i figli possano risalire alla tua Tenerezza
e rendano gloria al Padre.
Tu che vivi e regni nei secoli eterni. Amen.


Di Don Carlo Rocchetta

Tesori per l'Anima